Alle spalle di Varazze nella zona del Parco del Beigua, a metà distanza tra Genova e Savona, ci sono tesori nascosti da riscoprire non solo per i turisti ma anche per chi vive in Liguria.
Forse però è proprio per questo motivo che hanno conservato il loro fascino e, soprattutto, la loro memoria…
Alpicella custodisce infatti uno di questi tesori: stiamo parlando della Strada Megalitica, un percorso costruito in pietra dove hanno camminato i nostri Antenati prima di noi.
Ne abbiamo parlato già sul nostro canale Youtube, ma in questo articolo analizziamo più approfonditamente il sito, andando a scoprire i segreti che tutt’oggi custodisce.
Un percorso iniziatico costruito dagli Antenati Ligures nei boschi di Varazze
La Strada Megalitica di Alpicella, sulle alture di Varazze nel cuore del Parco del Beigua, è uno di quei luoghi meravigliosi nel mondo, che continuano a parlarci di Energia e connessione con il Cosmo anche dopo migliaia di anni.
Si tratta di un breve sentiero in pietra immerso nel bosco, circondato da faggi antichi e dal silenzio delle montagne, dove sembra che il tempo scorra all’indietro per parlarci di rituali ancestrali legati ai cicli della Natura e del Cielo.
Le pietre che lo formano sembrano custodire qualcosa che non appartiene soltanto alla storia dei nostri Antenati, i Ligures, che in tempi antichissimi (dal Neolitico Medio all’Età del Bronzo) hanno abitato il territorio, ma anche alla memoria profonda di noi uomini moderni, che crediamo oramai di averla dimenticata vivendo in un mondo materialista, e che invece è ancora dentro di noi e aspetta di ritornare in superficie.
Se vuoi saperne di più sugli antichi Ligures, leggi questo articolo.
Il sentiero di pietra
Arrivati ad Alpicella, precisamente in località Ceresa, si entra nel bosco seguendo i cartelli e i segnali ben evidenti del luogo; si procede attraverso una zona con muretti a secco forse di natura poderale e, passato un piccolo rivo, ci appare all’improvviso tra gli alberi la Strada Megalitica: un viale lastricato, delimitato da muretti di pietra (quello a monte è in molti punti franato) costruiti con grandi blocchi di serpentinite disposti secondo una struttura a triliti (dal greco “tre pietre”), ovvero due grosse pietre verticali che sostengono una lastra o una struttura superiore, poi colmati da pietre più piccole fino a formare un muro continuo a secco.
Questa tecnica di costruzione appartiene alle antiche tradizioni megalitiche europee e ad esempio nella località di Hirschlanden a Stoccarda in Germania (Cultura di Hallstatt) è presente un tumulo funerario il cui muro di destra è stato edificato con lo stesso metodo di costruzione.
Sembra che tali conoscenze siano state trasmesse ai nostri Antenati, i Ligures, dalla cultura celtica a cui essi sono fortemente legati, non solo per questioni di vicinanza territoriale e scambi commerciali ma forse, secondo alcuni storici, perché originari degli stessi territori.
Inoltre, la presenza di una faggeta a quote basse (solitamente questi alberi crescono tra gli 800 e i 1.800 m sul livello del mare, mentre Alpicella è circa 400 m), dove prevale il bosco misto, con castagni, roveri, lecci, frassini etc., rappresenta un fenomeno insolito, di probabile origine umana, e quindi forse voluto da chi ha costruito il sentiero.
Il faggio, infatti, era una pianta sacra della cultura celtica, considerato “l’albero della saggezza” e un antico custode dei segreti della terra.
Era simbolo di conoscenza spesso utilizzato nella cultura germanica e nordica per la realizzazione di rune e per predire il futuro: si credeva, appunto, che dormire sotto un faggio fosse un modo per ottenere visioni e risposte divinatorie.
Inoltre, il sentiero non sembra avere scopo di collegare due villaggi o di condurre a un pascolo o a una fonte, in quanto inizia nel bosco e termina nel bosco, e per questo motivo molti studiosi ritengono ormai senza più dubbi che il suo fine non fosse pratico ma ritualistico-iniziatico e che nel suo percorso avvenissero riti religiosi ormai dimenticati.
La Strada Megalitica è infatti situata sulle pendici del Monte Priafaia, vicino alla località chiamata Le Faie (“faia” che in dialetto locale vuol dire fata) e, dove si trova un toponimo legato al termine fata nei siti megalitici, è sempre presente un’antica area sacrale, in quanto questo termine, con l’accezione negativa di fattucchiera o strega (altri nomi con cui si identificavano nel territorio erano ad esempio masche, strie o basure), fu dato nell’epoca cristiana per designare gli antichi luoghi di culti pagani, che venivano visti con paura e superstizione, perché considerati centri di riti occulti e addirittura sabbatici.
Non è un caso, quindi, che, oltre ad Alpicella, anche in tutto il Parco del Beigua siano presenti toponimi che si riferiscono a ciò, come la località Faiabella a Sassello e il Passo del Faiallo, il Bric La Masca, il Colle Cima di Masca, il Rio Masca e il Vallone di Masca nella zona di Masone.
Il cammino del Sole al Solstizio
Gli studiosi hanno rilevato che il sentiero sia stato costruito secondo la direttrice Nord – Nord-Est con orientamento preciso al sorgere del Sole durante il Solstizio d’Estate (Nord-Est).
Questo orientamento in radioestesia ha una forte valenza energetica, come vedremo in seguito.
Per molte culture antichissime il Solstizio d’Estate (la festa celtica chiamata Litha) rappresentava non solo il momento in cui il Sole raggiunge il suo punto più alto nel cielo, ma anche il giorno in cui la Luce trionfa sul buio e la Terra è colma di energia positiva: è il culmine della forza vitale della Natura, pronta a manifestare abbondanza attraverso i suoi frutti.
Infatti, come noto, molti luoghi sacri antichi sono stati costruiti orientandoli su precisi punti cosmici per entrare in connessione profonda con le relative energie.
Camminare lungo la strada, che sale in modo costante, e seguire il percorso della Luce al suo apice, aveva un forte significato ritualistico-iniziatico, perché simbolicamente significava elevarsi per entrare in contatto col Cielo e incontrare il divino (il dio solare Belenos o Belanu), rinnovando se stessi con l’energia vitale dello Spirito (rappresentato dal Sole) e propiziando anche il corpo ad accogliere l’abbondanza imminente in perfetto accordo coi cicli della Terra.
Il cerchio di pietre e il monte dei fulmini
Arrivati alla fine del sentiero, nel suo punto più alto, si trova sulla destra un recinto di pietre infisse nel terreno, disposto in forma circolare, che ricorda le strutture rituali megalitiche conosciute come cromlech.
Al centro di questo spazio si trova un grande masso che è orientato verso una montagna vicina: il Bric Greppino.
Questa è una cima rocciosa aspra e nuda, che fin dai tempi antichi si era osservato avere la particolarità di attirare i fulmini durante i temporali: il rilievo è infatti costituito da un minerale di nome lherzolite che ha proprietà ferromagnetiche.
Per questa sua proprietà energetica gli antichi Ligures consideravano sacro il monte, in quanto al fulmine veniva associata la manifestazione della potenza celeste con la sua grande energia, che, secondo la tradizione norrena legata alla cultura celtica, era impersonificata dal dio Thor, figlio di Odino.
Non è un caso, quindi, che i vicini Monte Beigua e Monte Tarinè siano stati dedicati il primo forse al dio Begu o Baigus, custode delle potenti forze della Natura, e il secondo al dio del tuono Tarinas.
I nostri Antenati, che erano molto più connessi di noi moderni a queste forze, costruivano i loro monumenti in pietra solo nei luoghi con un particolare livello energetico, allo scopo di raccogliere tale potenziale e donarlo agli esseri viventi per il loro benessere spirituale e fisico.
Il flusso energetico del sentiero
Chi percorre oggi la Strada Megalitica spesso racconta la sensazione di sentirsi attraversatǝ da un flusso energetico positivo naturale, di sentirsi ricaricatǝ di energie benefiche e di provare uno strano stato di pace e rilassamento.
In effetti il sentiero possiede alcune caratteristiche che agevolano lo scorrere di flussi energetici: è isolato da “dispersioni” grazie alle pareti e al pavimento di pietra e inoltre inizia in basso con un rivo d’acqua, che è un ottimo conduttore elettrico (in questo caso è una fonte energetica positiva), terminando in alto con un cerchio di pietre orientato verso il ferromagnetico Bric Greppino.
Ed è esattamente così, però solo nel tratto vero e proprio della Strada Megalitica.
Quello che, infatti, abbiamo rilevato noi con i nostri strumenti radiestesici è che il primo tratto del sentiero, quello di natura poderale, dove non ci sono i triliti, è custodito da due fonti d’acqua, una positiva e una negativa.
Questo permette a chi oltrepassa il sentiero di iniziare una rigenerazione, ma gradualmente, accarezzatə da energie che ricaricano e da altre che rilasciano ciò che pesa nel nostro profondo.
Le unità Bovis (unità di misura della bioenergia) aumentano a mano a mano che si sale avanzando lungo il percorso: all’inizio sono pari a 40.000 UB, verso la conclusione di questa prima parte pari a 80.000 UB.
Qui abbiamo rilevato esserci anche alcuni Nodi di Hartmann (punti energetici terrestri disarmonici), a conferma che questo tratto iniziale non sia il “vero sentiero”, bensì solo una preparazione per lasciare andare ciò che non occorre più che portiamo nel nostro cuore e prepararci ad accogliere un rinnovamento in contatto con l’Universo e le fasi della Natura.
Questo breve percorso ci accompagna anche a percepire la sensazione di pace ed il silenzio tutto intorno, che pian piano sembrano radicarsi sempre di più in noi.
E, infatti, alla sua conclusione inizia la vera e propria Strada Megalitica.
Qui il paesaggio cambia radicalmente, con la presenza di agrifogli sparsi qua e là, ma soprattutto con l’innalzarsi di meravigliosi faggi, potenti guaritori dell’anima, in grado di fortificare la nostra Aura e la nostra energia.
Ma non è tutto: la strada si erge verso una breve salita, dove non vi è più presenza di Nodi di Hartmann, che possono alterare anche la nostra energia.
E’ possibile che la Strada Megalitica sia in qualche modo legata alle cosiddette leylines, linee di forza energetica della Terra sulle quali gli Antenati hanno costruito spesso i loro monumenti, di cui la più famosa è quella denominata Linea di San Michele, di oltre 1.500 km che collega i 7 santuari più importanti dedicati all’Arcangelo, dall’Irlanda a Israele.
Questo potrebbe custodire il segreto del sentiero: essere un potente ricaricatore energetico per chi lo attraversa, che i nostri Antenati hanno costruito come una strada a conca fatta di pietre per incanalare al meglio le energie.
Alla conclusione del percorso si misurano 140.000 UB, un valore altissimo, che pensiamo però possa essere ancora maggiore con l’illuminazione solare durante l’alba del Solstizio d’Estate.
Ma quello che stupisce è che il biotensor riconosce sempre dove il flusso energetico si muove, guidandoci verso la vetta, esattamente dove i Ligures hanno costruito il cromlech.
E questo sarebbe un popolo che noi crediamo “arretrato”…
Un territorio sacro agli Antenati
La Strada Megalitica di Alpicella non è un caso isolato nella zona, infatti tutto il territorio del Parco del Beigua è ricco di testimonianze della presenza degli antichi Ligures.
Troviamo ad esempio:
- i ripari sottoroccia di Sant’Anna e Fenestrelle, che servivano fin dal Neolitico sia da rifugio, che come siti di cerimonie;
- il menhir di Varazze di Cian de Munega, facente parte di un sito più grande in parte distrutto, legato a culti ancestrali probabilmente al dio Begu o Baigus;
- il misterioso Nìccio do Brìcco do Broxìn (o Nicciu du Briccu du Bruxin), un menhir inglobato in un’edicola votiva cristiana sul sentiero per il Monte Beigua,
- le incisioni rupestri presenti nella zona, come ad esempio la Pietra Scritta di Sassello, segni lasciati nella roccia fin dalla Preistoria.
Tali reperti raccontano come questi luoghi venissero reputati sacri perchè fonti di energie più profonde a cui bisognava portare rispetto e devozione.
Se vuoi saperne di più sulla cultura megalitica dei Ligures e sui loro luoghi sacri, leggi questo articolo.
Camminare oggi tra i “lasciti” in pietra degli Antenati
Anche se ormai il mondo dei Ligures è finito e sepolto nei meandri della storia, i monumenti di pietra del territorio del Beigua, come la Strada Megalitica di Alpicella, rendono vive la memoria e la cultura dei nostri Antenati.
Se non ci comporteremo come semplici turisti in un luogo archeologico e con umiltà cercheremo di intraprendere con calma il nostro percorso “iniziatico”, saremo in grado di percepire il flusso di energie benefiche del posto e forse avremo anche noi la nostra “visione”, perché saremo entrati in contatto profondo con un’ntichissima spiritualità e saggezza, di cui tanto ha bisogno l’uomo moderno.
Torniamo a camminare sui sentieri degli Antenati!


