Quando l’Impermanenza diventa la nostra più grande alleata
di Marika Susena
È una calda mattina estiva e io sono nel bosco in esplorazione. Devo risalire un rigagnolo dispettoso che prende una strada diversa rispetto al ruscello che gli corre a fianco.
Proprio lì mi imbatto in una scena straordinaria: una grande libellula in posizione verticale danza su una piccola pozza d’acqua. Con movimenti precisi e delicati, tocca la superficie depositando le sue uova.
In quel gesto così naturale e sacro, vedo la creazione di una nuova vita ed è proprio in quell’istante che arriva l’insight: quella libellula è lo specchio perfetto di quello che sto vivendo io ora.
Anch’io sto deponendo le uova dei miei nuovi progetti – lo Shinrin-yoku, il Coaching olistico, questa nuova versione di me che ha scelto di emergere dall’acqua torbida del mimetismo sociale.
Il ciclo nascosto della trasformazione
Quella libellula che sto ammirando mi racconta una storia che conosco intimamente.
Le sue uova si schiuderanno nell’acqua, diventando ninfe che vivranno nascoste nel fango per anni (a volte anche cinque anni) mimetizzandosi perfettamente per sopravvivere. Stanno immerse in un mondo che non è il loro vero habitat respirando attraverso branchie, camminando invece di volare.
È esattamente quello che ho fatto io per anni.
Da bambina ero introversa, timida, una di quelle che preferiva sporcarsi le mani con la terra, risalire i fiumi, raccogliere fiori piuttosto che andare al parco giochi a “fare amicizia” con quelli della sua età.
Mi sono sentita per tanto tempo come un brutto anatroccolo in un mondo che non mi sembrava fatto per me. Così, per sopravvivere socialmente, ho imparato l’arte del mimetismo. Ho scelto il fashion design, ho studiato il linguaggio della moda, ho cercato di plasmarmi in una forma che fosse accettabile per gli altri.
Come quelle larve di libellula che si nascondono nel fango, anch’io mi ero nascosta sotto una personalità che non mi apparteneva completamente. La mia natura semplice e curiosa, un po’ ingenua e passionale come “Heidi” è rimasta sommersa per anni.
Ma la vita ha i suoi tempi e quando arriva il momento della trasformazione, non si può più rimandare. La chiamata che non si può ignorare
Un giorno, quella ninfa riceve una chiamata che viene da dentro. Non può più stare nell’acqua. Deve emergere. Si arrampica su uno stelo fuori dal suo mondo sommerso, e inizia la trasformazione più radicale della sua esistenza.
La vecchia pelle si spacca, emerge una creatura completamente diversa: colorata, agile, capace di volare.
Per me quella chiamata è arrivata sotto forma di burnout, stati depressivi, la sensazione di soffocare in una forma che non era la mia.
Il mondo della moda, per quanto lo avessi inseguito e imparato bene, mi andava stretto come una seconda pelle che non riuscivo più a portare. La mia natura profonda ha iniziato a bussare alla porta con sempre più insistenza.
E quando finalmente l’ho accolta, mi ha salvato la vita.
Come quella libellula che abbandona l’acqua per scoprire di essere fatta per il cielo, anch’io ho dovuto lasciare andare chi credevo di dover essere per diventare chi sono veramente: da fashion designer a life coach, da persona che si nascondeva nella folla a guida Shinrin-yoku che accompagna altri nel silenzio sacro della natura.
Mono-no-aware: la Bellezza di ciò che svanisce
I giapponesi hanno una parola che descrive perfettamente quello che ho vissuto e che vedo nel ciclo della libellula: mono-no-aware, il pathos delle cose che svaniscono. I fiori di ciliegio creano spettacoli mozzafiato per poi scomparire in tre giorni e la mia carriera da fashion designer doveva svanire perché qualcos’altro potesse crescere.
Questo principio riecheggia l’antico insegnamento del Buddha sull’impermanenza: “La sofferenza non deriva dal cambiamento, ma dalla resistenza a esso.”
Alcuni la vivono come malinconia eppure nasconde una saggezza profonda: riconoscere che proprio perché le fasi della vita sono temporanee, diventano preziose. Quella versione di me nel mondo della moda non era sbagliata perchè mi ha insegnato competenze sociali, mi ha dato tanti strumenti e quando il suo tempo è finito, ho dovuto lasciarla andare, come quella libellula che non può tornare a essere ninfa una volta scoperte le ali.
Ogni fase ha la sua bellezza: quella larvale, nascosta ma preparatoria; quella adulta, esposta ma libera. I nostri periodi di raccoglimento non vanno giudicati negativamente, ci preparano al volo.
Yohaku-no-bi: la bellezza dello spazio vuoto
Un altro concetto giapponese che parla di trasformazione è yohaku-no-bi: la bellezza di ciò che manca, il potere dello spazio vuoto che si crea quando lasciamo andare.
Nel periodo tra la fine della mia carriera nel design e l’inizio di quella come coach, ho attraversato mesi di apparente vuoto.
Non sapevo ancora chi stavo diventando, sentivo solo che chi ero stata non funzionava più. È stato terrificante e, allo stesso tempo, sacro.
Nell’arte giapponese, ciò che viene lasciato fuori dall’opera è importante tanto quanto ciò che viene incluso. Lo spazio vuoto non è assenza, ma potenzialità pura. È il silenzio tra le note che dà significato alla musica.
La libellula ci mostra questo principio nel momento più critico della sua trasformazione: quando esce dall’acqua, sperimenta un vuoto totale. Non è più larva acquatica, non è ancora libellula volante. È sospesa in uno spazio intermedio che sembra pericoloso ma è in realtà il grembo della rinascita.
Forse riconosci anche tu quella sensazione di vuoto che emerge nei periodi di cambiamento, quel tempo che interpretiamo come perdita ma che è lo spazio invisibile dentro cui sta nascendo qualcosa di nuovo, rinnovato.
L’arte dell’osservazione senza giudizio
Nel lavoro di coaching, uno dei pattern più distruttivi che incontro è il bias della negatività: le persone si fissano su ciò che non va, giudicano le loro fasi di transizione come errori o perdite di tempo.
Si logorano nell’energia del giudizio invece di osservare con curiosità quello che sta emergendo.
La natura non giudica mai i suoi processi.
Un albero non critica le proprie foglie quando cadono in autunno. Un fiume non si lamenta delle rocce che incontra sul cammino, le aggira creando nuova bellezza.
Quando impariamo a osservare le nostre trasformazioni con questa stessa neutralità amorevole, tutto cambia.
Invece di resistere al cambiamento, iniziamo a collaborare con esso. Invece di giudicare le nostre fasi difficili, iniziamo a riconoscerle come passaggi necessari verso qualcosa di più autentico.
Il coraggio di deporre le proprie uova
Mentre mi allontano lasciando la libellula a continuare il suo sacro compito di deporre le uova, porto con me una consapevolezza nuova.
Ognuno di noi, in questo momento, sta vivendo qualche forma di trasformazione.
Forse stai lasciando andare una relazione che non ti nutre più o stai scoprendo un talento che avevi seppellito o semplicemente stai imparando a dire no quando prima dicevi sempre sì.
La natura ci ricorda che ogni transizione, per quanto scomoda o incerta, è un invito a fidarci del processo.
Non dobbiamo avere tutto chiaro, non dobbiamo controllare ogni fase.
Dobbiamo solo avere il coraggio di emergere quando arriva la chiamata, di lasciar andare la vecchia pelle, attraversare il vuoto che comporta e deporre i nostri doni nel mondo quando siamo pronti.
Qualunque sia la trasformazione che stai vivendo, ricorda: non sei sbagliatə se ti senti sospesə tra chi eri e chi stai diventando. Sei semplicemente in metamorfosi.

