Nel cuore dell’Africa occidentale vive uno dei popoli più misteriosi ed affascinati della terra: i Dogon.
Questa popolazione, pur essendo apparentemente così primitiva agli occhi di noi moderni, è in realtà custode di antiche tradizioni che ci raccontano della connessione profonda tra gli uomini, la Natura e il Cosmo.
Quando gli antropologi francesi Marcel Griaule e Germaine Dieterlen tra il 1931 e il 1952 studiarono la loro cultura, trasmessa solo oralmente senza documenti scritti, si iniziò a comprendere l’importanza e il valore della loro tradizione, che richiede un approccio interdisciplinare, che integri l’antropologia con l’etnografia, la storia delle religioni, l’astronomia e persino gli studi esoterici…
Ciò è il motivo dell’interesse che i Dogon hanno avuto negli ultimi decenni tra gli studiosi e che ha portato come conseguenza alle più disparate teorie (da origini ignote alla provenienza dalla regione del Mandè, da contatti con antichi astronauti o con Atlantidei, a parentele con gli Egizi etc.) per cercare di dare risposte ai misteri che essi si tramandano oralmente di generazione in generazione da secoli.
Con questo articolo non si vuole ovviamente entrare nel merito di questo dibattito, che lasciamo a chi ha più competenze in materia, ma si vuole portare l’attenzione su un punto centrale il più delle volte tralasciato: che i Dogon, come tutti i popoli antichi, portano con sé quei valori universali di connessione con gli Antenati, la Natura e il Cosmo che noi moderni abbiamo dimenticato.
Le origini dei Dogon e la loro vita in comunità
L’insediamento dei Dogon ai piedi della falesia di Bandiagara, formazione rocciosa nel Mali, viene generalmente collocato dagli storici tra il XIII e il XV secolo.
Le ipotesi più accreditate dagli studiosi indicano una migrazione da regioni limitrofe motivata da pressioni esterne tra le quali l’espansione islamica in Africa, a cui gli animisti Dogon, orgogliosi delle loro tradizioni, non vollero convertirsi e successivamente alla cristianizzazione forzata condotta durante il Colonialismo.
Essi andarono a sostituire nel territorio della falesia un altro popolo misterioso: i Tellem (che in lingua Dogon vuol dire “quelli che vi erano prima”), dei quali si hanno peraltro poche notizie frammentarie.
Anche l’improvvisa scomparsa dei Tellem rimane un enigma: forse è possibile che essi siano stati inglobati nella stessa etnia Dogon a cui hanno lasciato molte conoscenze.
Infatti i Dogon costruiscono le proprie abitazioni simili a quelle che facevano i Tellem e a ridosso delle rocce della falesia per non occupare terreni che possono essere usati per scopi agricoli.
Vivono in un territorio difficile e arido per molto tempo all’anno, la loro principale fonte di sostentamento è l’agricoltura, che svolgono durante il periodo delle piogge, e coltivano essenzialmente cereali come il sorgo e il miglio.
In minor modo si dedicano alla caccia e alla pesca nel vicino fiume Niger per la poca presenza di animali selvaggi in quei luoghi, ma ne allevano di domestici come asini per il trasporto, o pecore, capre e bovini per l’alimentazione.
La loro organizzazione sociale è articolata e divisa in caste (fabbri, sciamani, agricoltori, artigiani etc.), mentre le famiglie rappresentano i vari clan all’interno della società.
Uomini e donne si occupano di attività diverse: i primi hanno ad esempio posti di comando, arano i campi, lavorano i metalli, costruiscono edifici; le seconde gestiscono la casa, sorvegliano gli animali, cardano e filano il cotone, tingono le stoffe e seminano nei campi.
I bambini, come in molte società tribali, non sono allevati dalle singole famiglie ma dall’intera tribù.
I defunti non sono sepolti sotto terra ma deposti in grotte inaccessibili della falesia, dopo articolati riti funebri che durano due giorni, denominati Dama.
Il villaggio comprende i terreni e i granai comuni, le Guinne (gruppi di case di una stessa famiglia-clan), la fucina del fabbro, gli altari di culto, i pozzi e la Toguna.
Quest’ultima è la “casa-madre”, l’edificio assembleare del consiglio degli anziani, nel quale vengono prese le decisioni più importanti per la comunità e dove gli anziani deliberano stando seduti, cosicché tutti sono al medesimo livello.
Una figura di rilievo è anche l’Hogon, il capo spirituale, eletto a vita e che incarna sia la figura di sciamano, che si occupa di relazionarsi col mondo degli spiriti e degli Antenati per chiedere aiuto nel curare malattie o risolvere problemi o per divinazione, sia quella di sacerdote che si occupa di stabilire quando dare inizio alle varie ritualità o fare sacrifici animali propiziatori, come nel caso per far piovere.
Esperti nella metallurgia e soprattutto nel lavorare leghe ferrose, i fabbri occupano un ruolo centrale all’interno della comunità sia sul piano pratico che su quello spirituale.
Infatti essi non producono solo utensili agricoli e di uso quotidiano, ma anche oggetti per rituali e di natura esoterica.
Il processo metallurgico viene interpretato dai Dogon come una continuazione della creazione cosmica del dio supremo Amma: la materia informe viene trasformata attraverso il fuoco in una struttura ordinata.
Il legame con Padre Cielo: cosmologia e culto di Sirio
Il legame del popolo Dogon al Cosmo é veramente molto sentito e sotto certi aspetti sorprende per il loro profondo sapere.
Essi infatti già da secoli possedevano conoscenze astronomiche molto avanzate come ad esempio la forma a spirale della Via Lattea, la rotazione dei pianeti intorno al Sole, gli anelli di Saturno, i quattro principali satelliti di Giove, le fasi di Venere, l’assenza di vita e anche di vegetazione sulla Luna assieme alla conoscenza che questa gira intorno alla Terra ed il periodo di rivoluzione e rotazione terrestri.
Ma il sapere cosmologico più incredibile è legato alla stella Sirio, di cui loro conoscono la natura di sistema stellario binario e forse pure ternario.
Infatti i Dogon conoscono da tempo immemore che Sirio non sia una stella singola (come si può vedere ad occhio nudo dalla terra) ma siano invece tre:
- Sirio A al centro, la stella più grande e luminosa, chiamata Sigui Tolo ovvero “Stella Sigui” dal cui nome deriva la loro festa più importante.
- Sirio B (osservata dagli astronomi per la prima volta solo nel 1862) che ruota intorno ad A, una nana bianca meno luminosa, più piccola e superdensa, chiamata Po Tolo ovvero “Stella Fonio”, come il nome di una pianta il cui seme è minuscolo. Loro sanno anche che questa è di colore bianco ed è tra i corpi celesti più densi del Cosmo in quanto credono essere composta da un misterioso metallo, chiamato Sagala, più pesante del ferro. Credono inoltre che sia la sede delle anime maschili.
- Sirio C che ruota intorno ad A (non ancora avvistata dai telescopi), chiamata Emme Ya Tolo ovvero “Stella Sorgo Femmina”, che sarebbe la custode delle anime femminili. Attorno a questa stella ruoterebbe il pianeta da cui proverrebbero i loro Antenati Celesti, i Nommo.
Il loro calendario liturgico è collegato ai moti di Sirio; infatti ogni 60 anni, lasso di tempo nel quale la stella compare tra due cime montuose della falesia, essi festeggiano il Sigui (di cui l’ultimo risale al 1967) per onorare gli Antenati e i doni da essi ricevuti.
Durante le cerimonie, che durano anche alcuni anni, i danzatori vestiti con costumi coloratissimi e maschere con fattezze di animali (serpenti, scimmie, antilopi, coccodrilli, etc.) o di antenati (Nommo), alcuni anche su lunghi trampoli, al ritmo dei tamburi e delle percussioni compiono complicati movimenti che imitano le movenze degli animali o si riferiscono ai moti celesti dell’Universo e di Sirio.
Viene inoltre intagliata durante la cerimonia una maschera di grandi dimensioni, l’Iminana, che viene poi deposta in una grotta della falesia conosciuta solo dagli iniziati alla Awa, la società segreta delle maschere.
I Nommo: il profondo legame con l’elemento Acqua
Nel sistema mitologico Dogon i Nommo sono considerati i loro mitici Antenati, garanti dell’ordine cosmico e intermediari tra gli uomini e il dio supremo Amma.
Essi, arrivati su un’imbarcazione celeste da Sirio, sono descritti come otto esseri divini di fattezza umana con la testa e la coda di pesce divisi in quattro coppie di gemelli maschio-femmina e sono stati creati dal dio supremo Amma che li ha mandati sulla terra a insegnare ai Dogon le loro avanzate conoscenze astronomiche, la lavorazione dei metalli, il lavoro nei campi etc..
Questa leggenda sembra essere legata alla mitica figura dell’Oannes mesopotamico, la divinità metà uomo e metà pesce uscita dal mare di Eritrea che portò nella notte dei tempi all’umanità ancora barbara le basi necessarie per farla progredire grazie alla scrittura, alle scienze, al diritto, all’agricoltura e alle arti.
Anche in altre parti del mondo sono presenti miti simili di divinità uomo-pesce come ad esempio il dio filisteo e fenicio Dagon, la dea egizia Hatmehyt (la cui figura è poi confluita in quella di Iside), Matsya primo avatar del dio induista Vishnu e la dea cinese Nüwa.
Nella cultura cristiana delle origini pure Gesù veniva rappresentato nelle catacombe o nelle chiese come un pesce, l’Ichthys, il cui termine secondo Sant’Agostino nel De Civitate Dei sarebbe l’acronimo delle parole greche tradotte come “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”.
Comunque il pesce nelle culture antiche rappresenta un rapporto molto profondo con l’elemento acqua, che in chiave esoterica è simbolo di vita e anche di purificazione, quindi di rinascita a nuova esistenza.
Ma è anche simbolo di conoscenza perchè il pesce rappresenta l’archetipo della verità profonda che l’uomo deve ricercare e “pescandolo” far affluire alla luce da sotto la buia acqua per sfamare se stesso o condividerlo con i suoi fratelli e sorelle.
Inoltre esso è anche un simbolo di saggezza in quanto nuotando domina le correnti dell’acqua, che rappresentano da sempre il concetto dell’emotività e del sentimento.
I Dogon e Madre Terra: l’animismo e il mito
La Natura è sempre stata rispettata e venerata dai Dogon, che sono profondamente di religione animista e che vedono in lei e nelle sue manifestazioni una delle creature principali uscite dal dio supremo Amma.
Gli animali sono infatti creduti potenti totem capaci di aiutare l’uomo, ai quali deve essere portato rispetto e venerazione.
Il serpente ad esempio è uno dei principali: essi credono che intorno alla Terra ve ne sia uno gigantesco di nome Yuguru che ha il compito di avvolgerla per sostenerla.
Il primo Dogon di nome Lebè venne ucciso dal dio Amma per trasformarsi nel serpente, che poi vomitò pietre da cui nacquero gli uomini e le donne e in questa forma guidò tutto il popolo fino in Mali alla falesia.
La volpe pallida Yurugu o Ogo è un’altra creatura primigenia del dio Amma: essa è imperfetta in quanto non ha il suo gemello femminile come invece hanno tutti i Nommo, perció fu condannata a un’eterna ricerca del suo gemello mancante.
Inoltre, perse la capacità di parlare quando Amma, alla quale aveva rubato la parola, la punì tagliandole la lingua, e tuttavia conservò il potere di predire il futuro “parlando” con le zampe.
Infatti l’Hogon del villaggio disegna al tramonto un tracciato rituale sulla sabbia e alla mattina seguente interpreta il futuro in base alle orme lasciate dall’animale.
Anche il coccodrillo è reputato essere una creatura sacra: secondo la tradizione, mentre i Dogon stavano migrando verso la falesia di Bandiagara, si trovarono bloccati da un fiume profondo e pericoloso.
Un coccodrillo si offrì di trasportare le persone sulla sua schiena da una sponda all’altra e, in segno di gratitudine per questo salvataggio, i Dogon strinsero un patto sacro con i coccodrilli: da quel giorno i primi si impegnarono a non uccidere né ferire i secondi, che in cambio non avrebbero mai più attaccato i Dogon.
Anche altri animali come scorpioni, antilopi, sciacalli ad esempio sono considerati totemici e sacri.
Un popolo che ha ancora tanto da insegnarci
La Madre Africa continua a riservare a noi uomini moderni tante sorprese e perciò, studiando la vita dei suoi popoli e la loro storia, cercheremo di comprendere la profonda cultura che ci trasmettono.
Anche i Dogon con la loro vita semplice ma così legata alla Natura, agli elementi come l’acqua, alla loro connessione molto forte con l’Universo e gli Antenati è un popolo che ha ancora molto da insegnarci.
Perciò la domanda che sorge spontanea è: ma i primitivi sono davvero loro?


