Noi nasciamo in un territorio particolarmente complicato: il mare ai nostri piedi e i monti subito alle nostre spalle, regalandoci un paesaggio mozzafiato ma decisamente complesso dal punto di vista dell’abilitabilità.
I Ligures, i nostri Antenati che hanno camminato su questa terra prima della conquista romana e della successiva multietnicità, erano uomini virili, dalla corporatura snella ma muscolosa. Si dice lo stesso delle donne che, anche in stato di gravidanza avanzato, lavoravano la terra instancabilmente.
E la terra era proprio la parte più complessa da gestire: poche pianure sul tutto il territorio (ricordiamo la piana di Albenga) e quasi esclusivamente colli scoscesi dove l’arranpicata era all’ordine del giorno.
Ma con pazienza i nostri Antenati Ligures hanno cercato aiuto in questa regione difficile, riparo per le loro famiglie e fonte di sostentamento dato dalla ricchezza del territorio affacciato sul mare.
Ci hanno creduto, hanno dato fiducia a questa terra che poteva definirsi tranquillamente “impossibile”.
Pian piano, un passo alla volta, o meglio, un sasso alla volta, hanno costruito muretti per spianare quelle che erano le salite, costruendo i terrazzamenti famosi in tutta Italia, per vivere meglio e iniziare a coltivare in maniera intelligente.
Hanno cercato rifugio nelle numerose grotte che la terra stessa gli offriva e così hanno iniziato ad instaurare un rapporto di scambio con il territorio.
Ed è proprio lo scambio (questa volta sul mare) ad averli fatti risplendere nei secoli, arrivando addirittura a definirci “la Superba” per le ricchezze accumulate. Ma ci arriviamo…
Le primissime origini
I Ligures erano un popolo insediato proprio sulla striscia di costa libera dagli Appennini e nell’entroterra adiacente (si dice arrivassero fino alle porte dell’odierna Torino). Non si sa da dove siano arrivati, nè la loro origine di etnia.
Si dice che fossero un popolo che avesse attinto da varie culture, come quella dei celti e quella etrusca. L’abbigliamento e i loro culti agli Dei erano infatti molto simili a quelle tradizioni che provenivano dal Nord.
Si pensi al Dio Beleno, dove la festa di Beltane, celebrata ancora oggi il 1 Maggio, era proprio un riferimento diretto a popolazioni protoceltiche.
Di riferimenti a Beleno in tutta la Liguria ce ne sono, sia dal punto di vista di raffigurazioni che di rimando a nomi di città o località. Dio della Luce, della fertilità e protettore del bestiame, era adorato come colui che dispensava ricchezze, sopratutto da parte della terra. E normalmente gli uomini venivano dipinti con le loro mani al cielo proprio per simboleggiare l’attenzione al Dio, quasi in un gesto di adorazione.
Il primo nucleo di Genuati si insediarono nella collina di Sarzano. Questa popolazione erano una sottocategoria dei più famosi Ligures, divisi questi ultimi in altri micro-popolazioni sparsi lungo tutta l’area. I Genuati, in particolare, si erano stabiliti sulla collina che si affacciava sul Golfo genovese.
Genova, infatti, nasce di fronte al mare, ma in una piccola insenatura dentro lo stesso golfo. Mi piace pensare che i nostri Avi l’abbiano scelta apposta per far confluire meglio le energie… Ma lo vedremo tra pochissimo, dopo l’insediamento romano.
La collina di Sarzano rimaneva un tempo proprio a picco sul golfo, in una posizione privilegiata per la visuale. Ad oggi, con l’espansione della città e la cementificazione di alcune aree, l’area di Sarzano rimane un nucleo leggermente decentrato dal cuore pulsante della città, ma pur sempre ricco di storia.
Degli insediamenti dei Ligures c’è rimasto ormai ben poco, quello che sappiamo è grazie a ciò che è stato ritrovato in altre aree della regione, soprattutto nel finalese e nei pressi di Luni, la colonia romana famosa per il suo marmo.
Come resti importanti dal punto di vista energetico, i nostri Antenati ci hanno lasciato il camminamento di Alpicella, un sentiero magalitico perfettamente orientato alla tratta del Sole durante il Solstizio d’Estate.
Dai rilevamenti radiestesici fatti da me personalmente, si evince un nucleo più positivo verso la salita al monte, che coincide anche con una pietra incastonata a terra orientata verso il Monte Greppino, dalla peculiarità di attirare i fulmini per la sua composizione ferrosa. Coincidenza?
I nostri Avi sapevano riconoscere le energie, le inglobavano nella loro quotidianità, ma soprattutto sapevano adattarsi ad esse e non imporre il contrario.
Da questo rapporto poteva nascere lo splendore del territorio, poichè gli uomini erano i mezzi per amplificare quelle che erano già energie positive. Si adattavano a ciò che la Natura proponeva e ne traevano il meglio.
Anche se in città è rimasto ben poco, quanto sappiamo in realtà ci basta per analizzare Genova energeticamente, proprio perchè sono stati i romani che, fortunatamente, hanno seguito quelle che erano le linee dell’antica cittadella e le hanno fatte risplendere.
Verso la conquista romana
Per le loro caratteristiche fisiche, i Ligures erano agli occhi dei romani quasi come degli eroi, uomini in grado di sopportare la fatica fisica e lunghe battaglie.
Abbiamo visto prima come i Ligures stessi si erano adoperati per rendere il loro territorio più abitabile: a discapito delle difficoltà, avevano sviluppato tecniche per trarre dal territorio il meglio che potevano, mettendoci la mano dell’uomo qualora servisse a rendere il tutto più semplice (come i muretti a secco).
Durante gli assedi e le guerre, i Ligures solevano vestirsi con pelli in Inverno e a petto nudo in Estate, con armamentari presi dalla cultura celtica e da quella etrusca. Erano quindi perfettamente capaci di controbattere qualsiasi tipo di popolo. Ma soprattutto erano coraggiosi, non gli si spaventava facilmente.
Erano abituati a camminare su terreni scoscesi e impervi, a fare salite e discese costantemente e questo li aveva resi molto robusti fisicamente e mentalmente.
E questo i romani lo sapevano bene: la conquista della Liguria fu una delle campagne più difficili a cui loro stessi hanno dato vita ma, una volta inglobata nel loro Impero come Regio IX (come veniva chiamato il territorio ligure), i romani stessi ebbero a fianco guerrieri indispensabili per la loro espansione.
Da qui deriviamo noi, questi sono i nostri Antenati: dobbiamo essere fieri delle nostre origini, perchè quello che ci hanno lasciato è davvero prezioso.
Le Energie di Genova e l’avvento della nuova città
Con l’arrivo dei soldati romani, Genova assunse un nuovo volto.
Per loro tradizione, una volta conquistato un territorio e deciso di edificare un castrum, ovvero un accampamento militare fortificato, i romani replicavano il “modello Roma“, ovvero tracciavano linee rette in orizzontale e in verticale per dividere il territorio e offrire queste sezioni (chiamate centuries) a ex legionari ormai in pensione dopo il servizio svolto.
Questo destino spettò anche a Genova. Per sua conformazione, però, i romani non decisero di costruire dove sorgeva l’antico insediamento genuato, bensì poco più a valle, proprio in corrispondenza del mare, per agevolare le partenze e gli scambi.
Seguirono così le linee della città per trovare il suo cuore: la linea Nord-Sud, chiamata Cardo (= perno della città), che partiva da Porta Serravalle (nella zona di San Lorenzo) e finiva sul colle di Sarzano (il nome della porta e la porta stessa sono andati perduti, si ipotizza “Porta al Mare” da cartine medievali), e la linea Est-Ovest, chiamata Decumano (= De Cuius Manus = mano deli Dei in una prima ipotesi, in un’altra decumano era un termine riferito alla decima legione romana, e l’incrocio delle due linee indicherebbe proprio una X, numero dieci nella lingua latina), che tagliava la città da Porta Soprana all’odierna Porta San Giorgio.
Queste due linee erano perpendicolari tra di loro, nel cui incorcio sorgeva il foro, ad oggi perduto. I rilevamenti rabdomantici (sempre della sottoscritta) ci fanno presupporrre che fosse nell’odierna Piazza dei Giustiniani, all’incrocio perfetto tra il Cardo, in Via Chiabrera, e il Decumano, appunto in Via dei Giustiniani.
Il “modello Roma” era perfettamente seguito.
Una precisazione: il rapporto del Decumano Est-Ovest è particolamente importante per conoscere le energie di Genova e di tutte le città costruite dai romani.
La linea Est-Ovest infatti, e non Ovest-Est come potremo erroneamente pensare, ci invita a seguire le energie della terra positive e non sinistrose (ovvero talmente basse da essere dannose per noi a lungo termine).
I romani, infatti, solevano far uscire dalla città i soldati nella porta Est, gloriosamente, come un invito a conquistare più terre e tornare vivi e vittoriosi. Mentre nella porta Ovest si facevano uscire i condannati a morte, coloro che erano destinati ad abbandonare questa vita.
Ed ecco perchè prima vi dicevo che mi piace pensare che gli Avi abbiano scelto apposta questa parte di territorio: il cuore di Genova, quella che oggi è la zona del Porto Antico e quella di Caricamento, sorgono in quell’anfratto protetto dal resto del Golfo.
Pertanto questa posizione ruota quella parte di città, non facendola rivolgere a Sud, bensì a Ovest!
In sostanza, il cuore pulsante di Genova, la zona dei vicoli e del Centro Storico, si affaccia al mare nella direzione dei condannati a morte, l’Ovest appunto.
Questa scoperta è per me sensazionale, per il semplice fatto che nella cultura popolare genovese vi è la tradizione della Caligo, una nebbia che proviene dal mare e che si dica venga per raccogliere le anime erranti.
Gli Antenati avevano quindi disposto i condannati a morte verso il mare, come se avessero voluto agevolargli il passaggio nell’attesa dell’avvento della prossima Caligo.
Nella stessa maniera è stata costruita Torino, dove si dice che la parte Ovest sia maledetta da influssi negativi.
Per la stessa legge che governa il “modello Roma”, all’avvento della costruzione del castrum, l’Ovest torinese cadeva affacciato ai Monti delle Alpi, il passaggio più agevolato per i condannati a morte per salire verso il Cielo. In Piazza dello Statuto, infatti, si svolgevano le condanne capitali, e da lì prababilmente si è alimentata la leggenda degli influssi negativi.
Ma in realtà è un passaggio che dona la Terra, perchè colei è Madre e, se si segue la sua legge con umiltà e ascolto, come facevano ad esempio i romani, ci offre ogni cosa necessaria per la nostra sopravvivenza.
Bastava osservare per capirne il suo flusso. E così i romani fecero, regalando alla città di Genova (e anche a Torino) un destino florido in pieno accordo alle energie del sottosuolo.
Cosa hanno lasciato i romani a Genova
Fondamentalmente niente dal punto di vista territoriale. Il Cardo e il Decumano si sono un po’ persi con l’espansione dei vicoli della città. Ci sono ancora, perchè Via dei Giustiniani e Via Chiabrera sono perfettamente perpendicolari.
Ma del foro non vi è più traccia, come anche delle porte: Porta Serravalle la possiamo scovare grazie ai rilevamenti rabdomantici poco dietro al Duomo, praticamente a fianco di via di Scurreria; mentre sulla Porta al Mare, o del Mare, cis ono rimaste solo pochisse tracce proprio sulla collina di Sarzano.
Rimangono alcuni scavi in zona dei Giardini Luzzati, in zona Piazza Banchi e dal capolinea della metropolitana a Brignole.
Gran parte dei reperti romani ritrovati in città li custodiscono al Museo Archeologico di Pegli, dove si possono ammirare statue, anfore e cartine degli insediamenti romani in un contesto di storia ligure incredibile, passando dai nostri Antenati più antichi, come il Principe delle Arene Candide, un ragazzo di circa quindici anni rinvenuto nella necropoli nella zona del finalese e seppellito con un autentico rituale ancestrale, a quelli più moderni, come il ritrovamento di un’urna di una nobildonna genovese medievale che custodiva una collana di pura ambra meravigliosa.
Insomma, del passato ci rimane qualcosa ed è da lì che ripartiremo. Perchè dimenticare non significare perdere per sempre.
Il nostro obiettivo è quello di recuperare ciò che gli Antenati ci hanno lasciato, quindi la nostra rotta è fissata sulle tracce che i conquistatori romani ci hanno trasmesso.
Alcune discrepanze territoriali, curiosità
I Genuati facevano quindi parte di una famiglia più grande, i Ligures appunto, dove però l’andare d’accordo con il ramo di ponente risultava particolarmente difficile.
Le divergenze delle alleanze portarono i due territori ad un’allontamento che, ancora oggi, permane nella cultura quotidiana, definendo i savonesi quasi come fossero foresti rispetto a tutta la Liguria stessa.
Questa discrepanza si dice risalga all’epoca dell’espansione cartaginese. Quando questo popolo, guidato dal fratello di Annibale, Magone Barca, arrivò nelle nostre terre, Genova fu rasa al suolo praticamente.
Tutte le ricchezze del territorio furono depredate e portate nei pressi di Savona, già alleata dei cartaginesi. Siccome i genovesi avevano scelto di spalleggiare i romani, le due città si trovarono ben presto a diventare rivali. Una storia che si ripete ancora oggi goliardicamente.
Una curiosità: in genovese la parola “magone” definisce uno stato di malessere interiore, come un’emozione triste ma bloccata in gola. Si dice che derivi proprio da qui, dal momento in cui la cittadella fu distrutta da Magone e i genovesi erano inermi e disperati di fronte a cotanta desolazione.
Fine della storia?
Dai Fieschi ai Doria, da Cristoforo Colombo a Nicolò Paganini, Genova è stata spesso nominata nei libri di storia e di storia dell’arte.
I palazzi di Via Garibaldi sono famosi in tutto il mondo per il loro splendore, i loro colori e i loro affreschi. Cito solo Palazzo Bianco e Palazzo Rosso, ma potrei continuare con Palazzo Lomellino e via dicendo…
Ciò che ha reso Genova “La Superba” sono state proprio le grandi ricchezze che nel tempo l’hanno caratterizzata. E che noi genovesi abbiamo “pagato caro”, con una nomea di tirchi che, forse, in fondo, non ci rispecchia molto.
Qui in città diciamo parsimoniosi, e credo sia più centrato come giudizio. Però il calibrare le spese, il sapere quanto rimane in cassa e fare spese oculate è proprio il nostro modo di vivere. Ed è ciò che ci ha davvero resi La Superba agli occhi di un poeta, il grande Francesco Petrarca.
“Vedrai una città regale, addossata a una collina alpestre, superba per gli uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare”, scriveva di noi. Direi calzante perfettamente.
I tesori conservati nelle casse dei ricchi nobili cittadini, a Palazzo San Giorgio, tra le bancarelle di Piazza Banchi, in realtà hanno sempre portato ricchezza alla città, facendola risplendere, ma soprattutto dando prestigio anche alle vie più piccole.
Siamo, infatti, famosi per i vicoli, angusti cunicoli che si snodano in tutto il reticolo del Centro Storico. Ma siamo anche nominati per le case dei pescatori, tipiche risidenze a schiera di pochi piani ma dai colori sgargianti per farle intravedere nella nebbia al proprietario che vagava per mare.
Questo è anche ciò che ha raccontano la Disney nel recente lungometraggio Luca. Chiaramente compariamo anche noi con il nostro tipico sorriso da benvenuto ai foresti…
Ma è questo il bello: nonostante gli anni, i secoli siano passati, un’ombra dei nostri Avi aleggia ancora in noi. Siamo rimasti quel popolo che fa fatica, che deve affrontare giornalmente salite e discese, che vive su una terra fertile ma angusta. Quindi chiunque venga da fuori non sa quanto sia complesso. Eppure è magnifico così.
Non sappiamo come la città di Genova si evolverà nel tempo. Ciò che sappiamo con sicurezza è che tutti noi possiamo lasciarle il nostro contributo per farla risplendere, per farla tornare ad essere La Superba.
Analizziamo l’Energia di Genova
Abbiamo già parlato del Cardo e del Decumano riferendoci alle Vie Giustiniani e Chiabrera.
Ma il nostro compito è quello di valutare come l’Energia di Genova si muove nel territorio per capire come noi possiamo attingerne di positiva.
Essere al corrente di come il flusso energetico si muove nel sottosuolo ci agevola per comprendere al meglio anche il nostro stato spirituale. Spesso, infatti, se ci troviamo a frequentare posti che non risuonano con noi o che hanno di per sè basse frequenze, anche la nostra quotidianità si modificherà, perchè ci sentiremo più affaticati, stanchi e poco concentrati rispetto al solito.
Abbasseremo quindi il nostro stato energetico e modificheremo alla lunga le nostre frequenze, manifestando pertanto i sintomi di cui sopra.
E’ questo il caso di quando ci troviamo su una retta che si muove in direzione Nord-Ovest e Sud-Est, perchè le energie confluiscono in maniera distorta, antioraria e quindi decisamente disarmoniche per il nostro organismo.
A tutto chiaramente c’è un rimedio, quindi basta solamente conoscere il mondo dell’energia per prendere le dovute precauzioni. Ad esempio, uno dei segreti è quello di non stazionare per lungo tempo sopra questi vettori di energia, ma solo per un periodo ben limitato.
Detto questo, il fatto che abbiamo per anni considerato il mare come la direzione Sud non agevola il nostro stato interiore.
Perchè?
Secondo la Ruota di Medicina che seguo io (quella più affine al valore dell’Ovest per i nostri Antenati, ovvero quello di abbandonare il corpo per proseguire il proprio cammino spirituale), la direzione del Sud significa il massimo apice raggiunto dalla cammino del Sole durante la giornata (in riferimomento anche alle stagioni), quindi energie palesemente prorompenti e rinvigorenti.
La direzione dell’Ovest, invece, ci invita al radicamento sano, quello dove noi rilassiamo il corpo per liberarlo da blocchi e fatiche, dove scarichiamo ciò che ci appesantisce direttamente alla Terra, elemento cardine di questa direzione.
Torino ha i monti, noi abbiamo il mare ma il senso è sempre lo stesso: lasciare andare agli elementi ciò che non ci serve più, ciò che ci limitava nelle nostre scelte e nelle azioni per compiere il nostro destino e la nostra realizzazione.
Ritornare a considerare il nostro mare non come una fonte di ricarica ma come un qualcosa che possa trasformarci nel profondo ci consente di riappropriarci del nostro flusso energetico naturale, ci consente di ritrovare quel giusto posto nel mondo, dove sentiamo il luogo come una casa, non un qualcosa che non ci appartiene.
Rilevamenti radiestesici a Genova
Quello che abbiamo scoperto, oltre alla reale direzione delle quattro porte principali della città, è stato anche il valore energetico di Genova.
Si pensa, infatti, che Torino sia la città magica, ed è effettivamente così perchè ha una concentrazione energetica incredibile. Ma Genova può comunque regalare sorprese.
Il luogo più altamente energetico è chiaramente l’incrocio tra il Cardo e il Decumano, in Piazza dei Giustiniani: qui le energie raggiungono le 24.000 Unità Bovis (UB).
Una precisazione per chi non conoscesse le Unità Bovis: la scala Bovis è quel regolo con cui si possono rilevare le misurazioni di energie di luoghi, persone o cose, senza l’utilizzo di rilevazioni strumentali scientifiche (misurabili in Hertz) bensì con il solo esclusivo mezzo del pendolo.
La radiestesia è, infatti, considerata una pseudo-scienza, dove colui che rileva ha la capacità di percepire il campo energetico del testimone (che può essere appunto un luogo, una persona, un oggetto) e lo misura attraverso le oscillazioni del pendolo.
Questo per misurare il campo, quindi dargli una cifra precisa; se si vuole, invece, captare il flusso energetico allora si procede con l’utilizzo delle bacchette da rabdomante.
Questa precisazione per continuare a condurvi in questo tour dei vicoli di Genova insieme a noi.
La Porta a Nord, la Serravalle, incastonata dietro la Cattedrale, punto già nevralgico, conquista il secondo posto con le sue 20.000/24.000 UB.
A seguire, la Porta a Est, quella Soprana, monumento che merita di essere visitato per le sue 17.000 UB e la sua magnificienza architettonica.
La Porta Ovest, invece, nei pressi di piazza San Giorgio, raggiunge le 14.000 UB, valore curioso in verità, perchè rimane proprio a cavallo tra la parte spirituale e quella materiale. E’ come se il mare facesse da “spartiacque” tra quelli che sono gli influssi della Terra e quelli del Cielo.
Questo ci spinge ancora di più a pensare e a decretare che l’Ovest fosse davvero considerato il punto di passaggio tra questa vita materiale e quella che ci aspetta nell’Aldilà.
Un’ultima precisazione sulla Scala di Bovis per quest’ultima parte: le unità le troviamo divise in tre sezioni, quella materiale dove le energie possono nuocerci (e qui si presentano anche sintomi fisici) che va da 0 a 4.000 UB circa; quella fisica, dove le nostre energie sono relativamente in salute ma puntate comunque verso la materialità, che va dalle 4.000 alle 10.000 UB; quella più spirituale che si misura sopra le 10.000 UB e, chiaramente, più si sale più le energie si innalzano e noi ci sentiamo perfettamente rigenerati.
Curiosità egizie su Genova e Torino
Le due città, Genova e Torino, sembrano accumunate da un filo del destino che si intreccia.
Sia dal punto di vista della storia della loro chiesa, sia dal punto di vista delle loro origini, troviamo tanti punti in comune che chiaramente non possiamo non considerarli.
Partendo dalla Chiesa, possiamo dire che il santo patrono di Genova è San Giovanni Battista. La nostra città detiene le sue ceneri, trasportate con immane fatiche durante la prima crociata direttamente da Guglielmo Embriaco, il cui nome è associato alla famosa Torre Embriaci, tutt’ora visitabile nel Centro Storico e di costruzione medievale.
Il 24 giugno di ogni anno Genova si prepara alla processione nel quale le ceneri del Santo vengono trasportate dalla cattedrale di San Lorenzo (dettaglio importante per questa storia) al Porto Antico, dove il mare viene benedetto dal Vescovo affinchè possa essere favorevole a tutti i marinai.
Ma la notte precedente la città si trasforma in un portale dove poter esprimere i propri desideri, donarli al Santo e farli pervenire direttamente a lui attraverso il suo fuoco purificatore. Il Falò di San Giovanni è una tradizione antichissima: è un rituale che ricorda come il fuoco possa purificare il proprio passato e da quel momento rinascere verso un radioso futuro.
Per accendere il fuoco si utilizza ancora oggi dei rami di alloro, pianta emblema per richiamare energie positive per illuminare anche la nostra quotidianità (si pensi alla corona di alloro che si suole donare ai laureati, proprio per simboleggiare una saggezza sempre più vicina al Cielo).
Noi genovesi attendiamo che il Falò sia spento per recuperare, in sicurezza, dei pezzi di ramoscelli che non si sono trasformati in cenere. Quei piccoli trofei propiziano abbondanza e chi è genovese lo sa: tenerne uno nella propria casa fino all’anno successivo porta buone energie.
Ed è la tradizione del Falò ad accumunare le due città: il Santo patrono torinese è proprio San Giovanni Battista, che ha dato il suo nome alla cattedrale della città, luogo detentore della Sacra Sindone.
Circumnavigando il Duomo di Torino alla sua sinistra, troviamo l’accesso per i Giardini Reali, ma oltre il cancello, proprio in piazza Castello vi è la chiesa di San Lorenzo.
Certo, potrebbe essere una coincidenza, ma siccome Genova e Torino pare abbiano la stessa medesima origine, mi piace pensare che chi abbia dato i nomi alle chiese e deciso i Santi patroni abbia continuato questa linea energetica di congiunzione tra le due città, come un filo sottile che proseguisse verso un qualcosa, qualcosa che chiaramente non conosciamo, ma possiamo ipotizzare.
Sopra a Chiavari, città della riviera genovese, vi è un luogo chiamato Borzonasca. Rimane nell’entroterra, nell’alta Valle Stura.
Lì nei pressi vi è un qualcosa di incredibile: un volto che al primo sguardo fa pensare al Volto di Cristo. Denominato proprio così, questo enorme masso non ha un’origine ben precisa: c’è chi pensa sia stato qualcuno molto tempo fa a scolpirlo, c’è chi dice siano stati gli agenti atmosferici. Sta di fatto che la suggestione c’è e sembra davvero il volto di Gesù, quello della Sindone.
Ma quel luogo è magico, quindi tutto può succedere lì. Se capita di visitarlo, si noterà che lungo la strada vi è una bussola che segna la direzione del Nord, ma soprattutto segna la linea energetica che taglia l’Italia intera per arrivare alla Sacra di San Michele e continuare il suo tragitto, la famosa ley-line di San Michele, la linea di prateria dove energie positive confluiscono per amplificarsi ancora di più.
Il Volto del Cristo è quindi perfettamente orientato verso la Sacra torinese. Attraversare questa linea significa ricaricarsi completamente di buone energie.
Ancora una volta queste due città si richiamano l’un l’altra, come se davvero ci fosse qualcosa che le unisce.
Oltre che al medesimo popolo, ovvero quello dei Ligures, di cui si pensa che i Taurini potessero farne parte, una leggenda sulla loro fondazione sembra unificare direttamente queste due città.
Si parlerebbe della loro edificazione per mano egizia. Ma di questo ne parleremo in un nuovo articolo 🙂


